Strasburgo e Kiev ratificano l’accordo di associazione UE – Ucraina


Il 16 settembre 2014, in collegamento video, il Parlamento europeo (PE) in seduta plenaria a Strasburgo e la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, a Kiev hanno ratificato l’accordo di associazione (AA) UE-Ucraina. Il consenso è arrivato a grandissima maggioranza: dal PE 535 sì, 127 no, 35 astenuti, da Kiev si sono espressi tutti i 355 deputati presenti in aula a favore (su un totale di 450), nessun voto contrario e nessun astenuto. Si tratta dello stesso testo sul quale l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich doveva apporre la firma lo scorso novembre; un’opzione cui declinò decidendo di non scarcerare Yulia Tymoshenko, una delle condizioni poste da Bruxelles, preferendo rafforzare il legame con la Russia che in cambio offriva una compensazione economica, un pacchetto di miliardi di aiuti più vari sconti sul gas importato. La rinuncia fu peraltro uno dei motivi che innescarono la protesta di piazza Majdan.

L’AA tra UE e Ucraina è assai articolato e complesso. Esso consta di 486 articoli, 49 allegati e 3 protocolli che prevedono fra le parti contrenti un processo d’integrazione politica ed economica, includendo anche un accordo di libero scambio (DCFTA). I settori nei quali l’AA intende sviluppare un dialogo politico sono oltre trenta e riguardano, fra l’altro, energia, trasporti, tutela ambientale, cooperazione con le piccole e medie imprese, tutela dei consumatori, istruzione, cooperazione culturale. L’Ucraina d’altro canto s’impegna ad attuare delle riforme per rispettare i principi democratici, i diritti umani e lo Stato di diritto. Tra le altre disposizioni, l’accordo favorisce la circolazione dei lavoratori e fissa obiettivi per la creazione di un regime di esenzione dal visto. Si tratta di misure significative che vanno tuttavia considerate anche alla luce del rapporto sui rischi 2014 redatto dall’Agenzia europea per l’immigrazione (Frontex) e all’atteggiamento prudente se non restrittivo di taluni Stati membri rispetto alla mobilità del cittadino dell’Unione laddove si ritenga possa avere una ricaduta negativa sul mercato del lavoro locale o sui sistemi di sicurezza sociale dello Stato ospitante (cfr. Sanna). Il regime di esenzione dal visto, infatti, consentirebbe agli ucraini di far ingresso nell’UE come turisti, senza ulteriori condizioni, per un periodo di tre mesi. La difficoltà per gli Stati membri sarebbe poi però quella di controllare la permanenza di tali persone – numericamente stimato tra le 200.000 e le 300.000 unità – che potrebbero generare una pressione notevole sul mercato del lavoro che sta già peraltro subendo gli effetti negativi del braccio di ferro tra le sanzioni dell’UE contro Mosca e l’embargo di Mosca contro l’UE. L’AA intende altresì allineare i sistemi normativi delle due parti, fissando calendari dettagliati per l’Ucraina che deve gradualmente adeguare la sua legislazione nazionale a quella dell’Unione. Il DCFTA prevede l’abolizione dei dazi sulle importazioni tra UE ed Ucraina, introduce un divieto di altre restrizioni commerciali, anche se con limitazioni e periodi di transizione in aree “sensibili”, come il commercio di prodotti agricoli. È prevista, inoltre, l’apertura dei mercati degli appalti pubblici.

Il contenuto dell’AA con l’Ucraina è molto più ampio dell’AA firmato negli anni ’90 tra l’UE e la Polonia (e gli altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale, PECO). Al momento, però, non si parla di adesione, tema assai complesso, ma di partecipazione in larga misura al mercato unico. Per l’UE la posizione dell’Ucraina è riconducibile alla Politica Europea di Vicinato; ciononostante, il presidente Petro Poroshenko ha detto che l’Ucraina chiederà ufficialmente l’adesione all’UE nel 2020.

L’entrata in vigore dell’AA necessita della ratifica da parte di tutti gli Stati membri dell’UE fra i quali, sinora, solo sei hanno terminato la procedura. L’art. 486 dell’accordo prevede tuttavia che talune parti di quest’ultimo – fra le quali le norme del DCFTA – nella misura in cui esse riguardano materie di competenza dell’Unione, possano essere applicate in via provvisoria. A tal fine, la data inizialmente prevista era il 1° novembre 2014. Il DCFTA avrebbe così sostituito il regime di preferenze commerciali unilaterali concesse dell’UE all’Ucraina attualmente in vigore, in scadenza lo stesso giorno. Il 12 settembre, tuttavia, a seguito di un incontro congiunto UE, Ucraina, Russia, la Commissione ha annunciato che l’applicazione del DCFTA è sospesa sino al 31 dicembre 2015. Durante questo periodo sarà però prorogato il suddetto regime di preferenze commerciali. Si è voluto così preservare la fragile tregua in Ucraina cedendo alle pressioni del Cremlino che ritiene l’accordo AA penalizzante per i suoi mercati.

La decisione è emblematica: l’Ucraina nonostante la volontà di avvicinarsi all’occidente ha interessi economici fortemente intrecciati con la Russia che dunque influisce comunque in termini significativi sulle scelte politiche del Paese. L’UE purtroppo non riesce a presentarsi come una valida alternativa. L’AA in esame rientra nel più ampio programma di Partenariato orientale (PO), lanciato nel 2008 dall’UE inteso a regolare secondo principi comuni i rapporti con sei delle ex le Repubbliche dell’URSS – Armenia, Azerbajan, Georgia, Moldavia, Bielorussia e, appunto, Ucraina. L’AA UE – Ucraina infatti è stato firmato il 27 giugno 2014 unitamente agli AA con Georgia e Moldavia. Lo scontro politico e militare ucraino ha tuttavia evidenziato le divergenze fra i Paesi dell’UE più interessati al vicinato orientale e quelli invece più attenti alle instabilità del Mediterraneo ma anche l’incapacità da parte delle istituzioni europee di garantire un costante ed efficace coordinamento tra le posizioni dei governi nazionali. La situazione potrebbe mutare se coloro che, a breve, andranno a ricoprire le cariche di rilievo nella conduzione della politica estera dell’UE, mostreranno quella leadership necessaria ad indurre i Paesi membri a non considerare la dimensione esterna dell’UE come accessoria rispetto agli interessi nazionali.

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