Una singolare iniziativa di alcuni senatori italiani in tema di tutela dei diritti fondamentali in Europa


Si segnala l’iniziativa di alcuni senatori italiani che in data 24 febbraio 2015, nella seduta n. 397, hanno chiesto al Governo italiano di proporre al Consiglio dell’Unione europea la revisione di alcuni articoli del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), nell’ottica di giungere ad una “ibridazione” dei sistemi giurisdizionali di Unione europea e CEDU, sia per quanto riguarda la composizione delle Corti (di Lussemburgo e di Strasburgo), sia per quanto concerne le loro funzioni. La proposta trae origine, nell’ottica degli autori, dall’esigenza di migliorare l’attuale sistema di tutela dei diritti fondamentali in Europa, specie in considerazione del recente parere negativo (2/13) della Corte di giustizia sull’adesione dell’Unione europea alla CEDU,.

I senatori sottolineano che, visto il quadro giuridico attuale dell’Unione europea, il quale impone alcune limitazioni alla realizzazione del menzionato accordo di adesione, in ragione – come ripetutamente evidenziato dalla stessa Corte di giustizia nel parere 2/13 – dell’autonomia e della specificità del diritto dell’Unione, occorre procedere ad un radicale mutamento dello stesso. In particolare, i promotori dell’iniziativa in esame propongono di abolire il Protocollo n. 8, relativo all’art. 6, par. 2,l TUE sull’adesione alla CEDU, e di modificare alcune norme del TFUE, tra le quali si ricordano l’art. 253 , secondo le quali i giudici della Corte di giustizia dovrebbero essere «i giudici eletti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa in relazione a ciascuna Alta Parte contraente che sia anche membro dell’Unione europea» e l’art. 264 TFUE, ove si propone di prevedere la possibilità che la Corte di giustizia accordi un “equo indennizzo” a chi ottiene una sentenza di annullamento di un atto dell’Unione che viola i diritti fondamentali.

L’originale proposta dei senatori non pare aver colto le specificità dell’accordo di adesione e dei rilievi formulati dalla Corte nel parere 2/13, né, invero, del quadro normativo di diritto primario e del sistema di tutela giurisdizionale dell’Unione, ove la Corte di giustizia può già attualmente tutelare i diritti fondamentali, attraverso le modalità e le procedure descritte dai trattati.  L’ordinamento dell’Unione europea rimane certo distinto rispetto al sistema convenzionale, ma ciò non significa che l’Unione e la Corte di giustizia non abbiano un ruolo essenziale nella tutela dei diritti fondamentali in Europa.

Per maggiori approfondimenti si rinvia al testo integrale della proposta: atto di sindacato ispettivo n° 1-000383.

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