Koen Lenaerts et José A. Gutiérrez-Fons, Les méthodes d’interprétation de la Cour de justice de l’Union européenne, Bruylant, Bruxelles, 2020, pp. 1-210.

Per un giurista l’interpretazione di un testo ha sempre rappresentato un problema di non facile soluzione: quale il metodo? Quale il criterio o i criteri? Quali le soluzioni? Un problema, è vero, ma che può anche essere affascinante perché impegna e stimola sia a comprendere il testo, sia a cercarne la ratio e lo scopo della o delle norme.

Il volume di due giuristi estremamente qualificati, quali Koen Lenaerts e José A. Gutiérrez-Fons, è pubblicato nella prestigiosa collana della “Collection Droit de l’Union européenne” diretta da Fabrice Picod. Esso rappresenta un contributo importante allo studio di un tema che, se ha suscitato sempre un rilevante interesse nel diritto internazionale, non altrettanto l’ha suscitato nel diritto dell’Unione europea, pur dovendosi confrontare, chi applica questo diritto, con i medesimi problemi di metodo. La giurisprudenza della Corte di giustizia è posta al centro dello studio condotto da due giuristi che non solo vivono l’esperienza della Corte (il primo ne è il presidente; il secondo è referendario) da molti anni, ma che hanno una profonda conoscenza del diritto dell’Unione in tutti i suoi vari profili, istituzionali e sostanziali, teorici e pratici.

Vengono dunque esaminati i metodi classici dell’interpretazione, quali l’interpretazione letterale, contestuale, teleologica; viene quindi messo a confronto il diritto dell’Unione con il diritto internazionale e con le tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri. Un confronto che consente di affrontare temi di più ampio respiro, che riguardano la definizione dell’ordinamento giuridico dell’Unione in generale; che ne definiscono la sua specialità, e la differenza fra Unione ed altre organizzazioni che pur hanno origine da un trattato internazionale. È pertanto in questo contesto che viene sottolineato il ruolo esercitato dalla Corte di giustizia che, proprio in virtù dell’art. 19 del Trattato sull’Unione europea, assicura il rispetto del diritto nella sua interpretazione, ed applicazione, assegnando dunque alla Corte il compito di garantire una tutela giurisdizionale effettiva nel quadro di una unione o comunità di diritto. Se i trattati rappresentano la “costituzione” dell’Unione, la Corte ne è il suo “giudice”, che interpreta e applica i trattati, il diritto derivato, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione (la Carta, peraltro, fissa direttamente, articoli 51-54, diversamente dai trattati, pur avendo lo stesso valore giuridico, i criteri di interpretazione e applicazione).

Lo studio sui metodi di interpretazione diviene, così, l’occasione per chiarire quali sono i fondamenti dell’integrazione europea, per ricordare e ben inquadrare l’obbligo di garantire il principio dell’equilibrio istituzionale e della cooperazione leale (art. 13 Trattato sull’Unione europea), il primato del diritto dell’Unione sul diritto nazionale e gli obblighi incombenti agli Stati; la protezione giurisdizionale effettiva che ha nell’art. 47 della Carta la sua affermazione positiva. Gli obiettivi posti dai Trattati, come pure dalla Carta, vanno sempre tenuti presente, e dunque il “preambolo” del Trattato sull’Unione europea, non diversamente dai “considerando” del diritto derivato, sono i punti di riferimento per l’interprete. Anche il ricorso ai lavori preparatori che, come ricordano gli autori, hanno assunto un significativo rilievo nella giurisprudenza più recente della Corte, può essere utile allo scopo.

I metodi rappresentano gli strumenti indispensabili a chi deve applicare il diritto dell’Unione, tenendo conto degli obiettivi, assicurando sia una coerenza globale del sistema, sai il rispetto dei principi fondamentali di cui la Corte è garante, quello della certezza del diritto in particolare: qualunque sia il metodo di interpretazione utilizzato, deve essere pienamente realizzato.

Considerati gli obiettivi, e la ratio delle norme, e soprattutto la natura di “norme-quadro” dei Trattati istitutivi, una particolare attenzione è dedicata all’interpretazione teleologica. Gli autori ricordano, in proposito, il pensiero di Pierre Pescatore, uno dei maîtres à penser del diritto comunitario, che osservava come i Trattati istitutivi siano «entièrement pétris de téléologies». L’interpretazione dinamica, sistematica, teleologica permette alla Corte di svolgere il ruolo che il già ricordato art. 19 le assegna, conformandosi ai valori dell’Unione, espressi nell’art. 2 del Trattato, rafforzando i valori su cui l’Unione è fondata, colmando, certo, le lacune, ma senza oltrepassare i limiti delle competenze che le sono assegnate: senza dunque eccedere in quell’ “attivismo giudiziario” che i giudici nazionali, soprattutto quelli costituzionali, potrebbero contestare.

Gli autori compiono un lungo percorso attraverso la giurisprudenza, per così dire storica (Van Gend en Loos, Costa-Enel, Les Verts, CILFIT, Factortame, Brasserie du Pêcheur, pareri 1/91, 2/13), ma anche attraverso quella più recente (per esempio Associação Sindacal dos Juizes Portugueses, Wightman e a., X e X, Schrems). La giurisprudenza è la linea-guida per comprendere e definire i rapporti fra il diritto internazionale e il diritto dell’Unione (cui è dedicato il secondo capitolo del volume, ove è esaminato pure il rapporto con le tradizioni costituzionali comuni), sottolineando la relazione dialettica fra i due diritti, definiti «filiation / émancipation», il rispetto del principio di conformità del diritto derivato con gli accordi internazionali conclusi dall’Unione, la specialità, comunque, dell’ordinamento dell’Unione e la sua autonomia costituzionale, perché i Trattati istitutivi rappresentano la “carta costituzionale” dell’Unione. Il riferimento alle tradizioni e ai principi costituzionali comuni agli Stati membri e al metodo comparativo è, poi, l’occasione per ricordare l’attenzione dedicata dalla Corte all’esame dei diritti, soprattutto quelli fondamentali, garantiti negli ordinamenti nazionali, e di metterli a confronto, applicando lo standard europeo di protezione il più elevato possibile, pur nel rispetto delle identità nazionali o di quegli elementi o caratteristiche particolarmente sensibili a livello nazionale, come quelle proprie del diritto di famiglia.

All’interpretazione della Carta, alla sua applicabilità materiale e soggettiva, e soprattutto alla sua rilevanza nel sistema che deve sempre essere considerato nel suo insieme, è dedicata una speciale attenzione (terzo capitolo). La Carta conferma l’interpretazione dinamica del diritto dell’Unione, l’ispirazione che è comune alle finalità della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ma anche il suo carattere evolutivo, la più ampia estensione (rispetto alla Convenzione) dei diritti tutelati, specialmente per quanto riguarda quelli di carattere sociale, pur sempre nel rispetto dei limiti imposti dall’applicazione (materiale) del diritto dell’Unione. E quindi nel rispetto di quelle competenze che sono proprie degli Stati membri, conciliando le finalità dell’Unione e le esigenze delle “diversità” nazionali (specie laddove lo Stato ricorra a deroghe o a discipline di carattere eccezionale che introducono limiti ai diritti fondamentali). Alla Corte spetta il non facile compito di garantire tale equilibrio, anche attraverso il dialogo, più volte evocato, con i giudici nazionali. Un dialogo che non può che essere costruttivo se si vuole realizzare l’integrazione fra gli ordinamenti. La Corte non amplia le competenze dell’Unione e i diritti riconosciuti, oggetto di norme dei Trattati, si esercitano alle condizioni e nei limiti definiti negli stessi. Essa può conferire diritti ai singoli in senso orizzontale (effetto diretto orizzontale) considerato il contenuto preciso e incondizionato delle norme che li prevedono (vengono ricordati gli articoli 21 sulla non discriminazione, 31 sulle condizioni di lavoro giuste ed eque, 47 sul diritto a un ricorso effettivo e a un giusto processo, così come interpretati, fra le altre, nelle sentenze AMS, Egenberger, Cresco, IR, Max-Planck). La Carta vive e si applica anche attraverso le “spiegazioni”, previste dall’art. 6, par. 1 del Trattato sull’Unione e dall’art. 51, par. 7 della Carta (nonché dal preambolo, quinta frase). Pur non avendo valore vincolante, le spiegazioni hanno un valore interpretativo rilevante, di cui si deve tenere conto, confermato dal riferimento ad esse da parte della giurisprudenza della Corte, esercitando una funzione interpretativa delle norme oggetto, appunto, di spiegazione.

Se è vero che l’interpretazione del diritto rappresenta il dizionario o la grammatica non solo del giudice, ma del giurista in generale, il volume è, davvero, uno strumento indispensabile per chiunque voglia conoscere e comprendere non solo la giurisprudenza della Corte, ma il suo apporto alla costruzione giuridica del sistema dell’Unione. Rigore metodologico, ricchezza dei riferimenti e lettura coerente degli stessi, eleganza nello stile e profondità nella riflessione sono le qualità più importanti del volume. Esso rappresenta anche uno stimolo a continuare la ricerca e ad approfondire i temi che una giurisprudenza complessa ed evolutiva offre nel corso del tempo.


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