È attivo il nuovo motore di ricerca ECLI per reperire la giurisprudenza della Corte di giustizia e di alcuni Stati membri, ma non (ancora?) dell’Italia


Dallo scorso 4 maggio è attivo sul portale europeo della giustizia “European e-Justice” il nuovo motore di ricerca ECLI (identificatore europeo della giurisprudenza, o “European Case Law Identifier”).

Questo motore di ricerca si fonda, appunto, sull’ECLI, che è un nuovo standard di citazione ideato a livello europeo per consentire di reperire e citare in modo univoco la giurisprudenza emessa da organi giurisdizionali europei e nazionali, con l’obiettivo di facilitare le ricerche giurisprudenziali e promuovere la conoscenza del diritto dell’Unione tra i cittadini e gli operatori del diritto.

Attualmente, il motore di ricerca garantisce l’accesso a circa 4 milioni di decisioni giurisprudenziali della Corte di giustizia dell’Unione europea, dell’Ufficio europeo dei brevetti e (per il momento) di 7 Stati membri: Francia, Spagna, Paesi Bassi, Slovenia, Germania, Repubblica ceca e Finlandia.

Nella pratica, l’ECLI si presenta come un codice alfanumerico uniforme composto da 5 elementi:

(i) la dicitura “ECLI”, per identificare il codice come identificatore europeo della giurisprudenza (si badi, tuttavia, che la Corte di giustizia UE, all’atto di adozione dell’ECLI per la giurisprudenza dei propri organi giurisdizionali, ha deciso di omettere questo elemento per evitare di allungare troppo il codice);

(ii) il codice dello Stato membro in cui è stata emessa la decisione giudiziaria (nel caso della Corte di giustizia, “UE”);

(iii) il codice dell’organo giurisdizionale che ha emesso la sentenza;

(iv) l’anno della decisione;

(iv) un numero ordinale sino ad un massimo di 25 caratteri alfanumerici, in un formato concordato da ciascuno Stato membro.

L’introduzione di un sistema uniforme per la citazione delle decisioni giudiziali nell’Unione europea era all’attenzione delle istituzioni europee già da diversi anni.

Nel 2011, il Consiglio vi aveva dedicato una riflessione (Conclusioni del Consiglio che invitano all’introduzione dell’European Case Law Identifier (ECLI) e di una serie minima di metadati uniformi per la giurisprudenza, GU C 127 del 29.4.2011, pagg. 1–7), conclusasi con l’auspicio che tale nuovo sistema fosse adottato da parte degli Stati membri, oltre che, a livello europeo, dalla Corte di giustizia.

Secondo il Consiglio, l’introduzione dell’ECLI si doveva legare, in un quadro più ampio, al raggiungimento dell’obiettivo di realizzare uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, in cui potesse avere luogo una reale cooperazione giudiziaria tra Stati membri e in cui i giudici nazionali potessero svolgere appieno il loro essenziale ruolo.

In quest’ottica, il portale europeo della giustizia elettronica costituiva già uno strumento prezioso. Creato nel 2010, il portale si occupa di assistere i cittadini, le imprese e i professionisti del diritto attraverso le procedure giudiziarie a livello sia nazionale, sia dell’UE, aiutandoli ad esempio a trovare un avvocato o a capire come adire i tribunali dei diversi Stati membri, e diffondendo informazioni sui sistemi giuridici dell’Unione e degli Stati membri.

Tuttavia, al fine di realizzare una vera e propria cooperazione giudiziaria tra Stati membri, è fondamentale che i giudici nazionali abbiano una conoscenza approfondita non solo del diritto dell’Unione, ma anche dei reciproci sistemi giuridici, la cui giurisprudenza ha assunto negli anni un peso crescente (non solo con riguardo alle decisioni di rinvio pregiudiziale e alle pronunce successive, ma anche nelle fattispecie in cui trovi applicazione il solo diritto dell’Unione).

Da uno studio realizzato da un gruppo di lavoro ad hoc, istituito dal gruppo “Legislazione on-line”, è però emerso che l’accesso alla giurisprudenza straniera non è sempre immediato. Più in particolare, è risultato che – al di là degli ovvi problemi legati al multilinguismo – le maggiori difficoltà riguardavano appunto la mancanza di identificatori uniformi e standardizzati per la giurisprudenza, che a sua volta rendeva estremamente difficile non soltanto il reperimento, ma anche la citazione della giurisprudenza in un contesto transfrontaliero.

La soluzione individuata dal Consiglio è stata, quindi, l’introduzione di un sistema comune di identificazione, citazione e metadati per la giurisprudenza, che possa facilitare lo sviluppo delle banche dati di pronunce (sia a livello UE, sia nei singoli Stati membri) e assistere i professionisti del diritto e i cittadini nell’uso delle banche dati stesse.

Così è cominciato il percorso del sistema ECLI.

La prima a dare seguito alla raccomandazione del Consiglio è stata la Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha attribuito un ECLI a tutte le decisioni emesse dai giudici dell’Unione dal 1954, nonché alle conclusioni e alle prese di posizione degli avvocati generali.

Dopo l’esempio virtuoso della Corte di giustizia (la quale, peraltro, proprio pochi giorni fa ha messo on-line una propria applicazione per accedere dallo smartphone alla giurisprudenza, al calendario delle udienze e ai comunicati stampa), anche diversi Stati membri hanno introdotto il nuovo standard di citazione nel proprio ordinamento giuridico, scegliendo liberamente se e in quale misura utilizzare il sistema dell’ECLI (ad esempio se con o senza applicazione retroattiva ad archivi storici, o il numero delle istanze partecipanti, e così via).

Quanto all’Italia, dalla pagina webBuilding on ECLI” (dedicata a monitorare l’applicazione del nuovo sistema negli Stati membri dell’Unione) risulta che l’implementazione dell’ECLI è in corso, senza tuttavia che siano indicati dettagli sulle tempistiche. L’auspicio è che il sistema ECLI sia adottato in tempi rapidi anche nel nostro ordinamento, così da consentire alla giurisprudenza dei giudici italiani di essere indicizzata nel nuovo motore di ricerca e di ricevere una diffusione transfrontaliera sempre maggiore.

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