Uguaglianza di genere e costituzionalismo digitale nell’Unione europea
Il contributo analizza l’emersione di un costituzionalismo digitale sensibile al genere nell’ordinamento dell’Unione europea, interrogandosi sull’incidenza delle dinamiche tecnologiche sull’effettività dei diritti delle donne. Muovendo dal principio di uguaglianza, lo studio esamina gli atti dell’Unione che, con diversa natura, incidono sulla prevenzione e sul contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere nello spazio digitale e sottolinea che le tecnologie digitali non generano ex novo le diseguaglianze, ma ne amplificano la portata e le opacizzano.
L’analisi prende avvio dalla Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali, quale quadro assiologico di riferimento, per poi soffermarsi sulla direttiva 2024/1385, che riconosce in modo organico la dimensione digitale della violenza contro le donne e introduce obblighi di protezione, repressione e rimozione dei contenuti illeciti. In tale contesto vengono evidenziati i profili di complementarità con il Digital Services Act (DSA), che interviene sul piano della responsabilizzazione sistemica delle piattaforme, e con il regolamento sull’intelligenza artificiale (c.d. AI Act), volto a prevenire la produzione di esiti discriminatori mediante una disciplina fondata sulla gestione del rischio e sulla tutela dei diritti fondamentali.
Il lavoro mette altresì in luce il ruolo degli atti programmatici che hanno contribuito a strutturare la consapevolezza istituzionale del fenomeno, nonché la persistente marginalità della presenza femminile nei settori tecnologici quale fattore che incide a monte sulla produzione dei bias algoritmici. Vengono poi evidenziate le lacune dell’attuale assetto regolatorio, ancora privo di strumenti pienamente orientati a neutralizzare le asimmetrie di genere e a garantire una valutazione sistematica dell’impatto differenziato delle tecnologie.
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The article examines the emergence of a gender-sensitive digital constitutionalism within the legal order of the European Union, exploring the impact of technological dynamics on the effective enjoyment of women’s rights. Proceeding from the principle of equality, the study analyses the various Union acts which, though differing in nature, bear upon the prevention of and response to discrimination and gender-based violence in the digital sphere. It argues that digital technologies do not generate inequalities ex novo; rather, they amplify their reach and render them less visible.
The analysis begins with the European Declaration on Digital Rights and Principles as an axiological framework of reference, and then turns to Directive 2024/1385, which systematically acknowledges the digital dimension of violence against women and introduces obligations of protection, prosecution, and removal of unlawful content. Within this framework, particular attention is devoted to the complementary relationship with the Digital Services Act (DSA), which addresses the systemic accountability of platforms, and with the Artificial Intelligence Act (AI Act), aimed at preventing discriminatory outcomes through a regulatory model grounded in risk management and the protection of fundamental rights.
The article further highlights the role of programmatic instruments that have contributed to shaping institutional awareness of the phenomenon, as well as the persistent marginal presence of women in technological sectors as a structural factor influencing, upstream, the production of algorithmic bias. It also identifies the shortcomings of the current regulatory framework, which still lacks instruments fully designed to neutralise gender asymmetries and to ensure a systematic assessment of the differentiated impact of technologies.
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