Si può “migliorare” CILFIT? Sulla sentenza Consorzio Italian Management

Abstract

Da lungo tempo la dottrina si interroga sulla possibilità, se non di rinnegare, almeno di migliorare i criteri individuati nella sentenza CILFIT perché un giudice di ultima istanza si consideri esentato dall’obbligo di sollevare un rinvio pregiudiziale. Ad esattamente 39 anni di distanza, un’occasione per “ripensare” CILFIT è stata offerta dal rinvio pregiudiziale del Consiglio di Stato italiano che ha dato luogo alla sentenza Consorzio Italian Management. La sentenza, pur non rappresentando quel “cambiamento di paradigma importante” che l’avv. gen. Bobek auspicava nelle sue conclusioni, contiene, in realtà, qualche novità di un certo rilievo rispetto al passato. In particolare, ne esce rafforzato il ruolo delle parti, che, secondo la sentenza, possono limitare la possibilità per il giudice di omettere il rinvio pregiudiziale. Inoltre, la sentenza impone al giudice, in termini molto chiari, l’obbligo di motivare la scelta di non rinviare. Il fatto che la Corte abbia accettato di aggiungere alcune precisazioni rispetto al precedente va visto positivamente. Ciò soprattutto se si considera la “peculiarità” del rinvio pregiudiziale del Consiglio di Stato e la ancor più clamorosa decisione da parte della Corte di dichiarare irricevibili le questioni pregiudiziali di merito.

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Abstract (ENG)

For many years, scholars have been wondering whether the CJEU could ever reconsider the CILFIT “criteria”. Under these criteria a National court of last resort may consider itself exempted from its duty to refer for a preliminary ruling pursuant Article 267 (3), TFEU. Exactly 39 years after CILFIT, the CJEU was offered a good opportunity for this by the Italian Consiglio di Stato in the Consorzio Italian Management case. The ensuing ruling does not produce the “important change of the paradigm” for which the Advocate-General Bobek was asking. However, it contains some interesting additions to the CILFIT precedent. First, according to the CJEU, the parties to the main proceeding may make it more difficult for a court of last resort to choose not to refer for a preliminary ruling. This could be achieved by showing that the linguistic versions of the rule of EU law at issue are not identical or that the interpretation thereof varies according to different courts of the same Member State or, even better, of different Member States. Secondly, the ruling in Consorzio Italian Management very clearly points at the existence of strict duty for the court of last resort of stating the reasons of why it does not considers itself bound to refer to CJEU. One should only be happy that the Court agreed to offer such additional, although small, clarifications to the somewhat obscure CILFIT criteria. Indeed the CJEU could have easily refrained from doing it in this case, since it went on declaring inadmissible both the preliminary questions raised on the merits, by the Consiglio di Stato.

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