Nuove direttive sugli appalti pubblici: approccio concorrenziale tradizionale e nuove esigenze “spurie” del mercato pubblico

È oramai vicina la pubblicazione delle proposte della Commissione per le nuove direttive appalti che andranno a sostituire le tre direttive del 2014.
Gli stakeholders, a seguito della c.d. call for evidence, hanno sin qui manifestato la necessità di insistere sulla semplicità e flessibilità procedurale, oltre che sulla digitalizzazione dell’intero ciclo del contrato di appalto, elemento ritenuto generalmente uno strumento utile alla riduzione degli oneri amministrativi per le imprese.
Oltre alla giusta enfasi per una maggiore concorrenza effettiva sui mercati pubblici unitamente ad un più ampio accesso ai medesimi da parte delle piccole e medie imprese, sembrerebbe particolarmente sentita la necessità di un raggiungimento concreto dei c.d. obiettivi strategici, quali inter alia gli appalti verdi, sociali o innovativi.
In tal senso, l’articolo mira ad analizzare l’origine storica e la matrice profondamente concorrenziale degli appalti pubblici, nella speranza che la Commissione non avalli uno zelo, talora eccessivo, da parte delle amministrazioni pubbliche nel promuovere politiche “locali” eiusdem generis.
Il rischio, in effetti, è che si finisca con il far prevalere logiche che, per quanto apprezzabili nel loro intento, costituiscono un intralcio al prevalere di veritieri criteri concorrenziali, snaturando peraltro il senso della gara o competizione fra imprese. La possibile discriminazione fra operatori economici interni e degli altri Stati membri indotta da queste politiche nazionali potrebbe trasformare le procedure nazionali di aggiudicazione degli appalti in vere e proprie forme di misure di effetto equivalente a restrizioni quantitative.

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The publication of the Commission’s proposals for new procurement directives, which will replace the three directives of 2014, is now imminent.

Following the call for evidence, stakeholders have so far expressed the need to insist on procedural flexibility, as well as on the digitization of the entire procurement contract cycle, which is generally considered a useful tool for reducing administrative burdens on businesses.

In addition to the shared emphasis on greater effective competition in public markets, together with wider access to them for small and medium-sized enterprises, there appears to be a particular urgency to promote the achievement of concrete strategic objectives, such as, inter alia, green, social, or innovative procurement.

In this perspective, the author aims at analyzing the historical origin and deeply competitive nature of public procurement, in the hope that the Commission will not endorse the sometimes excessive zeal of public administrations in promoting ‘local’ policies eiusdem generis.

The risk, in fact, is that we might end up with a situation where, however laudable in their intent, certain approaches hindering the application of genuine competitive criteria could prevail in the adjudication procedures, thereby distorting the meaning of tendering or competition between companies. The possible discrimination between domestic economic operators and those from other Member States induced by these national policies could transform national procurement procedures into forms of measures having an effect equivalent to quantitative restrictions.

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