La Groenlandia, una terra contesa fra geopolitica e risorse naturali
1. Alla fine, gli Stati Uniti si prendono la Groenlandia. Non il territorio, ma ciò che si trova nel suo sottosuolo: le terre rare. Il 6 maggio, infatti, il Governo di Nuuk ha approvato l’acquisizione, da parte della società mineraria americana Critical Metals Corp, del 70% di 60° North ApS (società che fornisce servizi logistici a supporto delle operazioni estrattive). Questo atto conferisce di fatto il controllo sullo sfruttamento del giacimento di Tanbreez, nel sud dell’isola, considerato uno dei più grandi depositi di terre rare pesanti al mondo al di fuori della Cina.
Le dichiarazioni del Presidente Donald Trump, che solo qualche mese fa minacciava un’acquisizione militare dell’isola, appaiono oggi quasi come un diversivo. Così, mentre il dibattito politico si concentrava sulla difesa militare dell’Artico, la finanza privata è riuscita a sottrarre all’UE la possibilità di ottenere un accesso privilegiato a quelle terre rare di cui ha bisogno per attuare i propri programmi di sviluppo industriale e transizione ecologica, collocate in un territorio con il quale l’Unione vanta storici legami speciali. La Groenlandia, infatti, pur non essendo un membro dell’UE, è parte integrante del Regno di Danimarca e ha siglato con l’Unione diversi accordi in qualità di Paese e Territorio d’Oltremare (PTOM) (C. Fioravanti, 2022).
L’attuale interesse generale per l’isola apre dunque complesse questioni che intrecciano i profili della gestione e dello sfruttamento delle risorse naturali con il tema della difesa militare, comportando inevitabili ripercussioni sulla postura geostrategica dell’UE sulla scena mondiale.
2. Volendo brevemente ripercorrere le relazioni tra l’UE e la Groenlandia, occorre ricordare che quest’ultima entrò a far parte dell’allora Comunità Economica Europea (CEE) nel 1973, in quanto territorio del Regno di Danimarca. Tale ingresso avvenne nonostante il parere contrario della popolazione locale, espresso chiaramente in occasione del referendum indetto nel 1972. Tuttavia, la contrarietà della popolazione groenlandese all’adesione alla CEE determinò in primis la promulgazione di un primo Statuto per l’autonomia dell’isola nel 1979 (Greenland Home Rule Act), con il quale vennero attribuite alcune competenze alle autorità locali. Successivamente, nel 1982, fu indetto un nuovo referendum dal quale emerse la volontà (51%) di uscire dalla CEE. In realtà, più che di un vero e proprio recesso in senso tecnico (peraltro mancando all’epoca una clausola di recesso analoga all’attuale art. 50 TUE), si trattò di una riduzione dell’ambito di applicazione territoriale del diritto comunitario, in quanto di per sé l’isola non è mai stata un membro autonomo dell’UE, bensì un territorio su cui, per un breve periodo di tempo, si è applicato il diritto comunitario (A. Lang, 2014).
Subito dopo tale consultazione popolare, vennero avviati dei complessi negoziati tra CEE e Groenlandia che si conclusero con il cosiddetto Greenland Treaty, che sarebbe entrato in vigore nel 1985. L’aspetto più complesso dei negoziati fu la definizione dei rispettivi diritti di pesca nelle acque groenlandesi, un settore in cui l’Unione esercita una competenza esclusiva. In sintesi, venne stabilita, da un lato, la possibilità per l’UE di mantenere i propri diritti di accesso alle acque groenlandesi, e dall’altro, la possibilità per la Groenlandia di esportare prodotti ittici senza essere assoggettata a dazi doganali.
Dal 1985 l’isola è qualificata come territorio speciale associato a uno Stato membro e, in particolare, fa parte dei «Paesi e Territori d’Oltremare» (PTOM), disciplinati dagli articoli 198-204 TFUE. In via generale, ricordiamo che i PTOM sono legati all’UE da un rapporto di associazione (art. 198 TFUE), il quale non prevede la partecipazione degli stessi al mercato unico e l’applicazione dell’acquis comunitario. Infatti, l’art. 198 individua come obiettivo principale la promozione dello sviluppo socioeconomico e culturale dei suddetti territori. Mentre in settori come gli affari economici, la salute pubblica, gli affari interni e la fiscalità doganale i PTOM godono di una certa autonomia normativa, la difesa e gli affari esteri restano saldamente di competenza dei rispettivi Stati membri.
Per quanto riguarda specificamente la Groenlandia, l’art. 204 TFUE stabilisce che le regole relative all’associazione dei paesi e territori d’oltremare (articoli 198-203) si applicano alla Groenlandia, fatte salve le disposizioni specifiche del Protocollo (n. 34) dedicato a questo territorio. Tale Protocollo regola l’esenzione doganale per i prodotti ittici della Groenlandia importati nell’Unione europea. Questo regime di favore, tuttavia, si applica solo se le possibilità di accesso alle zone di pesca della Groenlandia sono giudicate soddisfacenti per l’UE.
Se il rapporto tra UE e PTOM è stato disciplinato in diverse decisioni e comunicazioni intese ad adeguare le relazioni ai cambiamenti di natura geopolitica, commerciale ed ambientale, riguardo alla Groenlandia significativa è la decisione (UE) 2014/137 che, oltre a definire le norme sulle relazioni tra le parti, individua un piano di assistenza finanziaria per gli anni 2014-2020. In particolare, l’art. 1 definisce quale obiettivo primario «preservare legami stretti e duraturi tra i partner, promuovendo al contempo lo sviluppo sostenibile della Groenlandia». Inoltre, vi è uno specifico riconoscimento della posizione geo-strategica dell’isola in virtù della gestione e dello sfruttamento delle risorse naturali, dell’approvvigionamento delle materie prime e dello sviluppo di nuove rotte marittime possibili a seguito del progressivo scioglimento della calotta polare.
Inoltre, nel solco della comunicazione della Commissione del 2016 dal titolo “Una politica integrata dell’UE per l’Artico”, che interviene in tema di cambiamenti climatici, sviluppo sostenibile e cooperazione internazionale, nel 2021 è entrato in vigore il nuovo accordo di partenariato per la pesca sostenibile con la Groenlandia. Esso sostituisce quello del 2007 ed ha come obiettivo principale quello di cooperare a lungo termine nella promozione dell’uso sostenibile delle risorse biologiche del mare nella zona di pertinenza della Groenlandia (C. Fioravanti, 2022). Sempre nel medesimo anno, inoltre, il Consiglio ha adottato la decisione (UE) 2021/1764 per rinnovare il partenariato strategico di associazione tra UE e territori d’oltremare, tra cui la Groenlandia. La decisione, che abroga le precedenti del 2013 e 2014, definisce gli obiettivi, le priorità e il programma di finanziamento per il periodo dal 2021 al 2027 evidenziando tre pilastri guida: la politica, il commercio e la cooperazione tra le parti. In particolare, uno degli obiettivi più significativi è rappresentato dalla preservazione dei rapporti esistenti tra UE, Danimarca e Groenlandia in virtù della confermata posizione geostrategica di quest’ultima.
3. Venendo ora ad esaminare i rapporti tra Groenlandia e Danimarca, essi trovano la propria disciplina all’interno della Costituzione danese e nell’Act on Greenland Self-Government del 2009 (Statuto). Quest’ultimo, approvato dal Parlamento danese con legge n. 473 del 12 giugno 2009 e a seguito di un referendum consultivo tenutosi in Groenlandia il 25 novembre 2008, sostituisce il precedente statuto del 1979 con alcune novità (F. Duranti, 2010). Innanzitutto, lo Statuto, oltre ad affermare nel Preambolo che «il popolo groenlandese è un popolo ai sensi del diritto internazionale, con il conseguente diritto all’autodeterminazione», affida l’esercizio del potere giudiziario a Corti groenlandesi e attribuisce al governo groenlandese competenze legislative ed esecutive, nonché la possibilità di concludere accordi di diritto internazionale con il solo limite di non ledere le competenze attribuite al Regno di Danimarca, in particolare nel settore della difesa e degli affari esteri.
In tali ambiti, ricordiamo che, in base al Protocollo n. 22 allegato ai Trattati, la Danimarca, nell’ambito dell’UE, si è avvalsa sino al 2023 del meccanismo di «opting-out», decidendo di non partecipare all’adozione e/o attuazione di decisioni che avevano implicazioni nel settore della difesa. Questa situazione è mutata dopo l’esito di un referendum popolare indetto nel 2022, a seguito del quale la Danimarca ha deciso di non avvalersi più della deroga (attuata con decisione (PESC) 2023/994 del Consiglio del 22 maggio 2023). Si è venuta così a rafforzare la possibile influenza dell’UE nella gestione della sicurezza della regione artica. Il tema è di particolare attualità, essendo la sicurezza dell’Artico una priorità anche della NATO, di cui fanno parte la maggior parte dei Paesi UE, compresa la Danimarca, nonché gli Stati Uniti.
Proprio questi ultimi hanno firmato con la Danimarca nel 1951 un Accordo quadro di difesa, il quale prevede la possibilità per gli USA di mantenere delle basi militari sull’isola a scopo difensivo oltre alla facoltà di istituire altre basi di difesa, laddove sia necessario, purché ciò non leda le competenze della Danimarca. L’ultima modifica a tale accordo risale al 2004, anno in cui è stato negoziato l’accordo di Igaliku, il quale ha previsto che l’unica base militare attiva sia quella di Pituffik (già nota come Thule) e che per qualsiasi modifica sia necessario anche il consenso della Groenlandia.
Lo Statuto (capitolo VIII) prevede anche una procedura che consentirebbe alla Groenlandia di diventare indipendente dalla Danimarca. In sintesi, la Groenlandia dovrebbe indire una consultazione popolare cui eventualmente farebbero seguito i negoziati; il testo dell’accordo dovrebbe poi essere oggetto di votazione da parte del popolo e del Parlamento groenlandese, nonché del Parlamento danese. Una volta terminata tale procedura, la Groenlandia uscirebbe dal Regno di Danimarca e acquisterebbe piena sovranità su tutto il proprio territorio. La questione dell’indipendenza dalla Danimarca è un tema molto sentito e che incide puntualmente nel dibattito politico, determinando da ultimo l’esito delle elezioni dell’11 marzo 2025. Queste, registrando un alto tasso di affluenza ai seggi (circa il 70%), hanno visto la vittoria dei partiti che erano all’opposizione proprio perché fortemente convinti di voler condurre il Paese all’indipendenza, e la correlativa sconfitta degli ambientalisti di Inuit Ataqatigiit. L’anticipazione delle elezioni è stata probabilmente causata dalle rinnovate dichiarazioni di interesse mosse da Trump, il quale non era nuovo a tali affermazioni. Tuttavia, se il Partito Democratico (Demokraatit), risultato primo con il 30% dei voti, è più propenso ad un processo graduale, il partito nazionalista, risultato secondo con il 12% dei voti, ritiene che l’indipendenza debba essere ottenuta con tempi celeri e con la cooperazione degli USA.
Inoltre, sempre in base allo Statuto, le autorità groenlandesi gestiscono i proventi minerari riducendo così i sussidi di Copenaghen e dunque la dipendenza finanziaria dalla Danimarca. E il tema è divisivo tra i partiti della vecchia coalizione e quelli dell’opposizione: mentre il partito democratico e nazionalista ritengono di dover implementare lo sfruttamento dei giacimenti, i partiti ambientalisti rimangono più inclini a garantire una conservazione e una tutela delle stesse anche da punto di vista ambientale.
4. A fronte di questo quadro giuridico, le dichiarazioni d’interesse sul territorio groenlandese del presidente americano avvenute a più riprese, nel 2019 durante il primo mandato e nel 2025, poco dopo il secondo insediamento alla Casa Bianca, hanno generato delle reazioni importanti. Il 6 gennaio scorso cinque stati membri (Germania, Italia, Polonia, Spagna e Danimarca) hanno firmato una dichiarazione congiunta europea sulla sicurezza per l’Artico che indica, come baluardi per la sicurezza e la pace dell’Artico, i principi di integrità territoriale e sovranità, i quali sono principi universali non solo per il diritto comunitario ma anche per quello internazionale. A corollario dei predetti principi, la dichiarazione conclude con questa importante statuizione: «Greenland belongs to its people. It is for Denmark and Greenland, and them only, to decide on matters concerning Denmark and Greenland».
L’affermazione dell’autodeterminazione della Groenlandia traspare anche dalle dichiarazioni effettuate dal presidente groenlandese Jans-Frederik Nielsen e dalla premier danese Mette Fredriksen durante la conferenza stampa tenutasi il 14 gennaio 2026. Le dichiarazioni rilasciate da Nielsen lasciano trasparire la conferma dell’approccio graduale all’indipendenza da parte del partito democratico, il quale ha infatti sottolineato come ci sia uno stretto rapporto con il Regno di Danimarca. Il particolare momento di crisi geopolitica suggerirebbe coesione e non divisione. Il presidente aggiunge come sia preferibile, nell’ottica di un dialogo pacifico e improntato al principio di autodeterminazione della Groenlandia, optare per una vicinanza più stretta con la Danimarca l’UE: “se dobbiamo scegliere adesso scegliamo la Danimarca, la Nato, l’UE”.
Tale dichiarazione potrebbe aprire il dibattito sull’eventuale “riadesione” della Groenlandia all’UE (sul punto si veda C. Barnard, D. Davidson, 2026). Al riguardo, sebbene in dottrina si evochi, talvolta, la procedura di adesione di cui all’art. 49 TUE, appare giuridicamente più lineare, qualora l’isola rimanesse formalmente legata al Regno di Danimarca, fare ricorso alla procedura semplificata di revisione di cui all’ art. 355 par. 6 TFUE. Tale disposizione prevede che la modifica dello status di un territorio danese (da associato-PTOM a pienamente soggetto ai Trattati) avvenga con delibera del Consiglio europeo all’unanimità, dunque con il consenso di tutti gli Stati membri, previa consultazione della Commissione.
Dal punto di vista politico, il settore più complesso da definire potrebbe essere quello della pesca, materia sul quale UE e Groenlandia hanno già condotto difficili negoziati nel 1985 e che rientra, come anticipato, nelle competenze esclusive dell’Unione. Al di là di tale ipotesi, il crescente interesse per la zona artica, in particolare per la Groenlandia, induce a monitorare con particolare attenzione lo sviluppo delle relazioni che l’isola intrattiene con l’UE e con la Danimarca, laddove l’autonomia nella gestione ovvero la cessione dello sfruttamento delle risorse naturali inevitabilmente interferiscono con esigenze di sicurezza e di difesa.


