La fine “Corti ribelli”? La sentenza Commissione c. Polonia (C-448/23) e la difesa dell’architettura costituzionale dell’Unione europea

La sentenza della Corte di giustizia dell’UE del 18 dicembre 2025, Commissione c. Polonia (C-448/23), rappresenta l’epilogo di un conflitto istituzionale tra le istituzioni di Bruxelles e le autorità di Varsavia perdurante dal 2015. Il contributo ripercorre la genesi di tale conflitto, originato dalle irregolarità nelle nomine dei giudici e dall’aperto disconoscimento del primato del diritto UE da parte dei giudici costituzionali. Dalla disamina delle conclusioni dell’Avvocato generale Spielmann e del decisum della Corte emerge la riaffermazione dello Stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura come requisiti esistenziali per la permanenza degli Stati membri nell’Unione. La CGUE ha neutralizzato le sentenze del TK definendole incompatibili con l’ordinamento europeo e stabilendo che un organo giurisdizionale nominato in violazione delle norme essenziali non può garantire una tutela effettiva. Il presente commento tenterà di indagare gli effetti delle sentenze pronunciate dai giudici che la Corte di giustizia ha definitivamente dichiarato illegittimi e rifletterà sul ruolo dei giudici di Lussemburgo quali garante ultimi contro le derive illiberali e contro la frammentazione del sistema comune europeo.

Per visualizzare l’articolo clicca qui.

The Court of Justice’s ruling of 18 December 2025 in Commission v Poland (C-448/23) marks the climax of a protracted institutional conflict between the EU institutions and the Polish authorities that has persisted since 2015. This article traces the origins of the dispute, rooted in irregularities surrounding judicial appointments and the Constitutional Tribunal’s overt defiance of the primacy of EU law. The Advocate General’s Opinion and the Court’s subsequent judgment reaffirm that the rule of law and judicial independence remain fundamental conditions for the Member State’s membership in the EU. The CJEU has effectively set aside the domestic rulings in question, deeming them incompatible with the European legal order and establishing that a court constituted in breach of essential procedural rules cannot guarantee effective judicial protection. This commentary examines the legal consequences of judgments delivered by the Polish Constitutional Tribunal that the Court of Justice has definitively declared illegitimate, reflecting on the role of the Luxembourg Court as the ultimate bulwark against illiberal tendencies and the fragmentation of the European legal framework.

To read the full article click here.