Il ruolo delle Corti europee tra dialogo, processo e tutela dei diritti: tre convegni a Milano

Tra la metà di ottobre e la fine di novembre 2025 il Palazzo di giustizia di Milano è stato la sede di tre convegni che hanno offerto un’occasione di confronto sul ruolo delle Corti europee – la Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo – nel sistema multilivello di tutela dei diritti e nell’evoluzione dell’ordinamento giuridico europeo in senso lato.

Gli incontri, promossi in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Milano, hanno affrontato, da angolazioni diverse, ma convergenti, il tema della funzione giurisdizionale europea, mettendo al centro il ruolo del giudice nazionale quale giudice “comune” del diritto dell’Unione, le dinamiche del dialogo tra le Corti e la rilevanza delle regole processuali come condizione concreta per l’effettività della tutela giurisdizionale. Considerati nel loro insieme, i tre appuntamenti restituiscono l’immagine di uno spazio giuridico europeo in trasformazione, in cui la dimensione giurisprudenziale e processuale si conferma uno snodo essenziale dell’integrazione.

 

Il giudice nazionale come giudice “comune” del diritto dell’Unione europea

Il primo convegno si è svolto il 14 ottobre 2025, dedicato a “Il Giudice ‘comune’ nell’interpretazione e nell’applicazione del diritto dell’Unione europea”, organizzato dal Dipartimento di Studi Internazionali, Giuridici e Storico-Politici dell’Università degli Studi di Milano insieme alla Commissione di Diritto dell’Unione europea del Consiglio dell’Ordine e con il contributo di Eurojusitalia, la banca dati per l’accesso diretto alla giurisprudenza italiana della Corte di giustizia e del Tribunale dell’Unione europea.

L’incontro ha offerto lo spunto per una riflessione ampia sul ruolo del giudice nazionale nel sistema di tutela giurisdizionale dell’Unione. Le relazioni hanno messo in luce come il giudice interno sia (ancora oggi) chiamato a svolgere una funzione centrale nell’assicurare l’effettività del diritto dell’Unione, non solo attraverso l’applicazione diretta delle norme dell’Unione, ma anche mediante l’interpretazione conforme e il ricorso al rinvio pregiudiziale. In tale prospettiva, il giudice nazionale emerge come il primo garante dell’unità e dell’efficacia del diritto dell’Unione.

I temi affrontati nel corso del convegno trovano ulteriore sviluppo nei contributi pubblicati su questa Rivista. In particolare, il contributo di Ginevra Greco approfondisce il significato e le implicazioni della nozione di giudice nazionale quale giudice “comune” del diritto dell’Unione, soffermandosi sul ruolo dell’interpretazione giurisprudenziale quale strumento di coordinamento tra gli ordinamenti (cfr. A un anno dalla sentenza n. 181/2024 della Corte costituzionale: i nodi irrisolti). Il contributo di  Paolo Provenzano analizza, invece, le tensioni e le criticità che possono emergere nel rapporto tra il diritto dell’Unione e l’ordinamento interno, mettendo in luce le difficoltà applicative che accompagnano il dialogo tra i giudici nazionali e la Corte di giustizia (cfr. “Modello 181” e il de profundis della disapplicazione da parte delle pubbliche amministrazioni).

La successiva tavola rotonda ha consentito di approfondire le criticità del rapporto tra l’ordinamento italiano e quello dell’Unione europea, evidenziando come il dialogo giurisprudenziale tra i giudici nazionali e la Corte di giustizia costituisca un elemento chiave dell’integrazione europea. Il confronto ha mostrato come la cooperazione giudiziaria, pur non priva di tensioni, costituisca una condizione imprescindibile per la tenuta del sistema. In tale quadro si collocano le conclusioni di Bruno Nascimbene, anch’esse pubblicate su questa Rivista, che hanno richiamato l’attenzione sulla centralità del giudice nazionale nel garantire l’effettività del diritto dell’Unione e sulla necessità di mantenere aperto e strutturato il dialogo con la Corte di giustizia quale elemento fisiologico del processo di integrazione europea.

 

La Corte EDU 75 anni dopo: bilancio e prospettive del sistema convenzionale

Il 3 novembre 2025 si è tenuto il convegno “La Convenzione e la Corte europea dei diritti dell’uomo 75 anni dopo”, organizzato dalla Commissione Diritti umani dell’Ordine degli Avvocati di Milano.

Le relazioni hanno offerto una riflessione approfondita sull’evoluzione del sistema convenzionale europeo a settantacinque anni dall’adozione della Convenzione, soffermandosi sul ruolo della Corte europea dei diritti dell’uomo quale garante dei diritti fondamentali nello spazio giuridico europeo. Gli interventi hanno affrontato il tema della tutela effettiva dei diritti alla luce della giurisprudenza di Strasburgo, evidenziando come la Corte EDU abbia progressivamente affinato le proprie tecniche decisorie e il proprio approccio nei confronti degli ordinamenti nazionali.

Particolare attenzione è stata riservata al principio di sussidiarietà e al modo in cui incide sull’equilibrio tra la Corte EDU e i giudici nazionali.

Le relazioni hanno mostrato come l’attuazione della Convenzione dipenda in larga misura dalla capacità dei giudici interni di integrare i parametri convenzionali nel diritto nazionale, facendo della giurisprudenza di Strasburgo uno strumento di orientamento interpretativo e non soltanto un vincolo esterno.

Un ulteriore profilo emerso nel dibattito riguarda l’impatto sistemico della giurisprudenza EDU sugli ordinamenti interni, che si manifesta non solo nell’esecuzione delle sentenze nei singoli casi, ma anche attraverso un’influenza più ampia sulle prassi giudiziarie e sui criteri di interpretazione del diritto interno. In questo senso, il giudice nazionale è apparso come il principale garante dell’effettività della tutela convenzionale.

Al tempo stesso, le relazioni non hanno mancato di evidenziare le criticità che oggi attraversano il sistema convenzionale, legate alle difficoltà di recepimento delle decisioni della Corte EDU e alle differenze strutturali tra gli ordinamenti degli Stati contraenti.

Nel complesso, il convegno ha restituito l’immagine di un sistema convenzionale che, a settantacinque anni dalla sua nascita, continua a rappresentare un punto di riferimento essenziale per la tutela dei diritti fondamentali in Europa, ma che richiede al tempo stesso un impegno costante sul piano del dialogo tra le Corti e dell’attuazione concreta delle garanzie convenzionali a livello nazionale.

I temi affrontati nel corso dell’incontro trovano riscontro anche nelle pubblicazioni della Rivista che ha dato spazio sia all’articolo-intervista del Presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo, Mattias Guyomar, dal titolo La protezione dei diritti dell’uomo in Europa: tensioni interne e internazionali. Ruolo della Corte EDU e dei giudici nazionali, sia all’introduzione ai lavori del convegno (di Bruno Nascimbene). Tali contributi consentono di collocare il dibattito sviluppatosi nel corso del convegno in una prospettiva più ampia, mettendo in luce la centralità del dialogo tra la Corte di Strasburgo e i giudici nazionali quale elemento essenziale per l’effettività della tutela convenzionale.

 

Regole e processo avanti alle Corti europee: la dimensione processuale della tutela

Infine, il 26 novembre 2025 si è tenuta la tavola rotonda “Regole e processo avanti alle Corti europee”, co-organizzata dalle commissioni Diritto dell’Unione europea e Diritti umani dell’Ordine degli Avvocati di Milano.

L’evento ha posto al centro dell’attenzione la dimensione processuale della tutela giurisdizionale europea, con particolare riferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea e alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati due volumi che, pur muovendo da prospettive diverse, risultano strettamente complementari nella ricostruzione del ruolo delle regole processuali nel sistema giurisdizionale europee.

Il primo, Il diritto processuale dell’Unione europea, a cura di Roberto Mastroianni, offre una ricostruzione organica delle forme e delle modalità di tutela giurisdizionale nell’ordinamento dell’Unione, evidenziando come il processo costituisca una componente strutturale del diritto dell’Unione europea. Il volume analizza le fonti del diritto processuale dell’Unione, l’assetto delle giurisdizioni della Corte di giustizia e del Tribunale, le diverse tipologie di azioni e rimedi, nonché il rapporto tra la giurisdizione sovranazionale e i giudici nazionali. In tale prospettiva, le regole processuali emergono come fattore decisivo per garantire l’effettività della tutela giurisdizionale e l’uniforme applicazione del diritto dell’Unione.

A questa ricostruzione sistematica si affianca, in una logica di evidente complementarità, il volume intitolato Corti europee e regole del processo. Corte europea dei diritti dell’uomo – Corte di giustizia dell’Unione europea. Raccolta di testi (a cura di Bruno Nascimbene), che trae origine non solo dall’attività di studio e di ricerca, ma anche dalla pratica e dall’esperienza maturate dal curatore nel corso degli anni nell’affrontare questioni relative al processo dinanzi alle Corti europee. L’opera raccoglie i testi più rilevanti, distinguendo una prima parte dedicata al diritto CEDU e una seconda parte al diritto dell’Unione europea, con l’obiettivo di fornire uno strumento utile al giurista, allo studioso e a chi debba affrontare concretamente una causa o un procedimento dinanzi all’una o all’altra Corte. La raccolta consente una conoscenza più consapevole delle norme, delle regole e delle prassi procedurali che caratterizzano i due sistemi giurisdizionali, mettendo in luce il ruolo del processo quale elemento decisivo per l’effettività della tutela dei diritti e per il funzionamento del dialogo tra le Corti.

 

Una valutazione conclusiva

Nel loro complesso, i tre convegni hanno offerto un’occasione preziosa per riflettere, da punti di vista diversi ma complementari, sul ruolo che le Corti europee sono chiamate a svolgere nello spazio giuridico europeo e sulle modalità con cui tale ruolo si intreccia con l’attività quotidiana dei giudici nazionali. Il confronto tra studiosi e operatori del diritto ha messo in evidenza che il dialogo tra le Corti non è un dato scontato, ma un processo che si costruisce nel tempo attraverso prassi interpretative, scelte giurisprudenziali e strumenti processuali.

Dai diversi interventi è emersa con chiarezza l’importanza delle regole del processo come luogo in cui la tutela dei diritti assume una dimensione concreta. È proprio nel funzionamento quotidiano della giustizia – nelle modalità di accesso alle Corti, nelle tecniche decisorie e nell’attuazione delle sentenze – che si misura l’effettività della tutela garantita a livello sovranazionale. In questo senso, la riflessione sulla dimensione processuale non appare come un profilo meramente tecnico, bensì come una chiave di lettura indispensabile per comprendere le dinamiche attuali della giustizia europea in senso lato.

Nel complesso, gli incontri, frutto di una proficua collaborazione fra Ordine degli avvocati di Milano e Università, hanno restituito l’immagine di un sistema di tutela in continua evoluzione, in cui il ruolo delle Corti europee e dei giudici nazionali risulta sempre più interdipendente. La varietà dei temi affrontati e delle prospettive emerse conferma che il confronto scientifico e professionale su questi temi rimane essenziale per accompagnare le trasformazioni in atto e mantenere aperto il dialogo tra i diversi livelli della giurisdizione europea.