Il giudice sportivo è un vero giudice per il diritto dell’Unione europea?

A cinquant’anni dalla sentenza Donà c. Mantero, l’autonomia dell’ordinamento sportivo conosce un nuovo e significativo ridimensionamento nel diritto dell’Unione europea.
La sentenza FIGC e CONI del 16 luglio 2026 sposta infatti il controllo sulle regole sportive dal piano delle libertà economiche e della concorrenza a quello della tutela giurisdizionale effettiva.
La Corte di giustizia esamina, in particolare, il modello italiano delineato dalla legge n. 280 del 2003 e dalla giurisprudenza costituzionale.
Tale modello limita il giudice amministrativo all’accertamento incidentale dell’illegittimità della sanzione ai fini risarcitori, escludendone i poteri cautelari e di annullamento.
La sentenza della Corte esprime al riguardo un giudizio non ostativo condizionato, la cui concreta operatività dipende dalle verifiche affidate al giudice nazionale.
La limitazione dei poteri del giudice statale è infatti ammissibile soltanto se almeno l’organo sportivo di ultima istanza soddisfa i requisiti richiesti dal diritto dell’Unione e assicura un controllo effettivo sulla sanzione.
Lo scritto analizza questa peculiare tecnica decisoria e il ruolo che essa attribuisce al giudice a quo.
L’attenzione si concentra quindi sul Collegio di Garanzia dello Sport e sulla possibilità di qualificarlo come «giurisdizione» secondo la nozione autonoma elaborata dalla Corte di giustizia.
Sono esaminati, in particolare, i requisiti della precostituzione per legge, dell’indipendenza e dell’imparzialità e della pienezza del controllo giurisdizionale.
Qualora tali requisiti non risultassero soddisfatti, spetterebbe al TAR assicurare direttamente una tutela comprensiva dei poteri cautelari e di annullamento. Il saggio propende per quest’ultima soluzione, con tutte le implicazioni che ne derivano in ordine all’autonomia del diritto sportivo.

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Fifty years after Donà v Mantero, the autonomy of the sports legal order is undergoing a new and significant retrenchment under European Union law.
In its judgment of 16 July 2026 in FIGC and CONI, the Court of Justice shifts the scrutiny of sporting rules from the traditional terrain of economic freedoms and competition law to that of effective judicial protection.
The Court examines, in particular, the Italian model established by Law No 280 of 2003 and shaped by the case-law of the Italian Constitutional Court.
Under that model, the administrative courts are confined to an incidental review of the unlawfulness of a sporting sanction for the purposes of awarding damages, while lacking the power to suspend or annul it.
In this respect, the Court delivers a conditional ruling of compatibility, since EU law does not preclude such a system only if the conditions identified in the judgment are satisfied by the national sports justice system.
The limitation of the powers of the national court is permissible only if at least the sports body adjudicating at final instance satisfies the requirements laid down by EU law and is capable of ensuring effective judicial review of the sanction.
The article analyses this distinctive judicial technique and the role it assigns to the referring court.
It then focuses on the Sports Guarantee Board and on whether it may qualify as a “court or tribunal” within the autonomous meaning developed by the Court of Justice.
Particular attention is devoted to the requirements that the body be established by law, independent and impartial, and capable of exercising effective judicial review.
If those requirements are not satisfied, it would fall to the Regional Administrative Court for Lazio to provide effective judicial protection directly, including the power to grant interim relief and to annul the sanction. The article argues in favour of this latter conclusion and examines the implications that follow from it for the autonomy of sports law.

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