Il coordinamento europeo delle norme nazionali sugli investimenti esteri e il golden power italiano

L’Autore individua nella nuova formulazione dell’art. 207 TFUE, introdotta con il Trattato di Lisbona, l’origine della riforma italiana del 2012 sugli investimenti esteri, poi riproposta in altri Stati membri dell’Unione europea. Il coordinamento europeo di queste discipline definito con il Regolamento europeo 452 del 2019 è ora oggetto di una proposta di modifica.

L’Articolo esamina la disciplina nazionale e quella europea, sia nelle formulazioni originarie sia nelle versioni attuali (in vigore o proposte), anche alla luce degli arresti giurisprudenziali e individua punti di contatto e contrasti, attuali e potenziali.

Tali contrasti vengono imputati dall’Autore sul piano nazionale, alla natura ibrida della norma italiana, che aveva il duplice obiettivo di superare i profili di illegittimità delle norme sulle golden shares e di disciplinare ex novo la materia degli investimenti esteri. Sul piano dell’Unione europea, invece, i contrasti originano dall’esigenza di consentire agli Stati membri azioni in deroga, giustificate da esigenze di tutela degli interessi nazionali, nei limiti però stabiliti dalla giurisprudenza consolidata del mercato interno.

L’Articolo illustra infine proposte interpretative per superare i contrasti o mitigarne gli effetti.

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The Author traces the origin of the Italian reform on foreign investments of 2012, subsequently replicated in other European Union Member States, to the new wording of Article 207 TFEU introduced by the Treaty of Lisbon. The European coordination of these regimes, established by Regulation (EU) No. 452/2019, is currently the subject of a proposal for amendment.

The article examines both the national and EU legal frameworks in their original and current versions (whether in force or proposed), also considering relevant case law, identifying areas of convergence and divergence, both actual and potential.

At the national level, these divergences are attributed to the hybrid nature of the Italian legislation, which pursued the dual objective of overcoming the unlawfulness identified in the golden shares regime while simultaneously introducing a new regulatory framework for foreign investments. At the EU level, divergences arise from the need to permit Member States to adopt derogating measures justified by the protection of national interests, within the limits established by settled internal market case law.

The article concludes by advancing interpretative proposals aimed at resolving these divergences or mitigating their effects.

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