Le misure restrittive dell’Unione europea e il diritto internazionale: alcuni aspetti problematici


Abstract: Il Consiglio adotta le misure necessarie (le cosiddette misure restrittive) per applicare le decisioni che prevedono sanzioni a norma dell’articolo 29 TUE. Tali misure, ai sensi dell’articolo 215 TFUE, possono essere adottate nei confronti degli Stati terzi (paragrafo 1) e di persone fisiche o giuridiche e gruppi o entità non statali (paragrafo 2). In quest’ultimo caso, le misure possono essere impugnate ai sensi dell’articolo 275 TFUE. Questo tema è stato principalmente studiato in termini di protezione dei diritti umani, che potrebbero essere violati sia dal processo di esecuzione che dal contenuto delle misure restrittive. Tuttavia, sembra interessante verificare se tali misure siano compatibili con le norme del diritto internazionale in materia di sanzioni. Come è noto, la conformità al diritto internazionale e al diritto delle Nazioni Unite è espressamente garantita negli articoli 3 e 21 TUE. Quando le misure restrittive dell’Unione replicano quelle già adottate dall’ONU, non vi è alcun dubbio quanto alla loro legittimità; la situazione è molto diversa ove tali misure siano adottate autonomamente dall’Unione. Conformemente agli orientamenti adottati dal 2004, l’Unione si considera competente a decidere in merito a misure restrittive volte a perseguire i propri principi e obiettivi della politica estera e di sicurezza. Tuttavia, i valori come protezione della democrazia e dello stato di diritto o del buon governo non sono completamente condivisi dalla comunità internazionale. Pertanto, le sanzioni adottate nei confronti dei Paesi terzi per la promozione di detti valori non hanno sicuro fondamento secondo il diritto internazionale. Questo lavoro affronta questo problema analizzando sia la prassi delle misure restrittive adottate dall’Unione, sia la giurisprudenza della Corte di giustizia sul punto. Nel complesso, si può sottolineare che l’adozione di queste misure è considerata uno degli strumenti principali per l’attuazione della politica estera dell’Unione europea, e non come una reazione ad atti internazionalmente illeciti: di conseguenza, tali misure possono essere considerate legittime nella misura in cui perseguono uno degli scopi elencati nell’art. 21 TUE.

Abstract: The Council adopt the necessary measures (so-called restrictive measures) to enforce decisions which   provide for sanctions in accordance with art 29 TEU . These measures, under article 215 of the TFEU, may refer to third countries (par. 1) and to natural or legal persons and groups or non-State entities (par. 2). In the latter case, the measures may be challenged pursuant to article 275 of the TFUE. This topic has been mainly studied in terms of protection of human rights, which could be infringed either by the process of enforcement  or the content of the restrictive measures. However, it seems interesting to check whether these measures are compatible with the rules of international law concerning sanctions. As is known, compliance with international law and the law of the United Nations is expressly guaranteed in articles 3 and 21 of the TEU. When the Union’s restrictive measures replicate those already adopted by the UN, there is no question of legitimacy; quite different is the situation where these measures are independently adopted by the Union. Pursuant to the Guidelines adopted since 2004, the Union considers itself competent to decide on restrictive measures to pursue its foreign and security policy principles and objectives. However, values as the protection of democracy and the rule of law or the good governance are not fully shared by the international community. Therefore, sanctions against third countries based on their promotion cannot be lawfully certain under international law. This work addresses this issue by analyzing both the practice of restrictive measures adopted by the Union and the case law of the Court of Justice on this topic. On the whole, it can be highlighted that the adoption of these measures is considered one of the main tools for the implementation of the European Union’s foreign policy, and not as a reaction for internationally wrongful acts: consequently, these measures are considered legitimate as far as these pursue one of the purposes listed in the art. 21 TEU.

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