La riviviscenza della proposta di direttiva Women on Boards: una vecchia proposta per problemi attuali

Arenata a causa dei veti di alcuni Stati membri in Consiglio (complici anche i pareri negativi resi da diversi Parlamenti nazionali) e oggi “riscoperta” dalla Commissione che l’ha posta fra gli obiettivi centrali della sua Strategia dell’Unione per la parità di genere (2020-2025), la proposta di direttiva del 2012 Women on Boards è destinata a ritornare sulla scena nei prossimi mesi. Il fine della proposta di direttiva di armonizzazione minima è quello di portare all’introduzione di un sistema di quote per la presenza del genere sottorappresentato all’interno dei consigli di amministrazione delle società quotate, sia pubbliche che private. E tuttavia, a dieci anni di distanza dalla sua proposizione, rimangono attuali gli interrogativi in ordine alle sue criticità. I dubbi risultano infatti confermati (se non aggravati). Non solo la proposta di direttiva ha il “difetto genetico” di essere rivolta esclusivamente alle società quotate – escludendo una serie di realtà economiche, come le società pubbliche non quotate – ma si rivolge anche solo agli amministratori con incarichi non esecutivi. In sostanza, l’urgenza professata dalla Commissione per una sua celere adozione non deve indurre a non sottolinearne le debolezze che si nascondono sotto le sue potenzialità.

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After having been stopped by some Member States in the Council (also due to the negative Opinions given by some national Parliaments), the Commission has currently rediscovered the 2012 Proposal for a Directive on Women on Boards, placing it among the key objectives of the Strategy for Gender Equality (2020-2025). The Proposal aims at a minimum harmonization, introducing a quota system for the under-represented gender within the boards of listed companies, both public and private. However, ten years after its proposition, critical issues of the Proposal remain actual. Doubts raised during the previous legislative process are confirmed (if not increased). Not only does the Proposal have the “genetic deficiency” of addressing exclusively listed companies – excluding a series of economic entities, such as unlisted public companies – but it is aimed only to non-executive directors. Consequently, the fact that the Commission pushes for its quick adoption must not be an excuse for not underlying the weaknesses behind the Directive’s potentialities.

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