La proposta di un nuovo regolamento sul roaming


Nell’esporre gli obiettivi del suo programma politico, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha rilevato la necessità di accelerare il processo di trasformazione digitale dell’Unione a vantaggio dei cittadini e delle imprese, che devono poter ottenere il massimo vantaggio possibile dall’inarrestabile progresso tecnologico anche in termini di connettività e facilitazione delle attività quotidiane.

Nella prospettiva di «Un’Europa pronta per l’era digitale», le istituzioni europee hanno fatto fronte comune elaborando una strategia che consenta all’Unione di divenire leader in una società ormai basata sulle moderne tecnologie e di farsi promotrice dei valori su cui essa stessa si fonda nonché del rispetto dei diritti fondamentali.

In coerenza con questo orientamento, la Commissione ha dato luogo a una consultazione pubblica tenutasi dal 19 giugno all’11 settembre 2020 al fine di raccogliere le considerazioni dei cittadini europei sui servizi di roaming e, successivamente, valutare l’opportunità di estendere l’applicazione delle norme in vigore anche dopo la loro scadenza, prevista per il 2022 (ci si riferisce al Regolamento (UE) 531/2012 relativo al roaming sulle reti pubbliche di comunicazione come successivamente modificato dal Regolamento (UE) 2015/2120 e dal Regolamento (UE) 2017/920 nonché al Regolamento (UE) 2016/2286 recante norme in materia di politica di utilizzo corretto, metodologia per valutare la sostenibilità dell’abolizione delle tariffe di roaming al dettaglio e domanda che i fornitori devono presentare ai fini di siffatta valutazione).

Constatata l’accoglienza positiva da parte degli utenti finali, la maggioranza dei quali ha espresso entusiasmo nei confronti dei benefici che ne sono derivati, il 24 febbraio 2021 la Commissione ha avanzato la proposta di un nuovo regolamento sul roaming, la cui ratio è evidente: consentire ai cittadini europei di godere effettivamente del diritto di libera circolazione all’interno dell’UE permettendo loro di accedere alla rete Internet, effettuare e ricevere chiamate e inviare e ricevere messaggi senza alcun costo aggiuntivo rispetto alle tariffe nazionali. Regolamento che, come anticipato, si porrebbe in continuità con il c.d. Roaming like at home, pacchetto di riforme adottate a partire dal 2012 e in scadenza nel 2022 che hanno abolito le tariffe di roaming; da quella data i servizi di comunicazione elettronica sono utilizzabili in qualsivoglia zona dell’Unione secondo il proprio piano tariffario nazionale.

La suddetta proposta si basa su quattro pilastri: uniformità del livello del servizio nel proprio paese e negli altri Stati membri; accesso efficace ai servizi di emergenza all’estero; prevedibilità dei costi e delle bollette; sostenibilità del roaming per i fornitori del servizio.

Quanto al primo aspetto, evidentemente esso mira a garantire l’omogeneità qualitativa dei servizi di comunicazioni mobili in tutto il territorio dell’Unione in modo da eliminare differenze che di fatto rendono più difficile l’esercizio del diritto ex art. 21 TFUE.

A tal proposito, un recentissimo report Eurobarometro ha messo in luce come oltre il 30% dei cittadini europei abbia riscontrato all’estero una velocità di connessione inferiore rispetto a quella goduta nel proprio paese così subendo un pregiudizio ingiustificato a causa della persistente frammentazione del mercato.

Per porre rimedio a tale limite, il regolamento imporrebbe la messa a disposizione di reti Internet di analoga qualità ove disponibili e diritti di informazione degli utenti in ordine alla disponibilità di servizi di 5G, facendo sì che i consumatori finali beneficino di servizi qualitativamente equivalenti a quelli goduti nello Stato di provenienza.

Con l’espressione accesso efficace ai servizi di emergenza all’estero, invece, la proposta legislativa allude alla possibilità di accedere alla vasta gamma di servizi che consentono di richiedere e ricevere assistenza in caso di emergenza – come, ad esempio, le chiamate di emergenza, i messaggi SOS con targeting geografico o geo-recintato e le applicazioni di soccorso – in maniera effettiva e utile.

Stante la manifesta utilità di siffatte prestazioni, la Commissione ha previsto garanzie affinché esse siano offerte senza soluzione di continuità in tutti gli Stati membri – con conseguente diminuzione dell’esposizione ai rischi derivanti dall’isolamento – e un apparato di norme tese a ridurre le asimmetrie informative agevolando la conoscenza dei servizi di messaggistica e di telefonia di emergenza da parte dei consumatori.

Per quel che concerne il profilo della prevedibilità dei costi e della bolletta, l’iniziativa prende in considerazione essenzialmente gli oneri monetari corrispondenti all’utilizzo di servizi di valore aggiunto, così definiti perché offerenti una prestazione ulteriore rispetto a quelle di base.

Normalmente a pagamento – si pensi a titolo esemplificativo all’abbonamento a una piattaforma di musica online ovvero ai numeri di assistenza –, tali servizi comportano costi aggiuntivi dall’importo sovente non specificato in sede di attivazione.

Proprio per evitare che gli utilizzatori dei dispositivi mobili incorrano in una situazione simile, il regolamento porrebbe in capo ai fornitori dei servizi obblighi di informazione circa le tariffe aggiuntive così da mettere i fruitori nelle condizioni di poter prevedere le conseguenze delle proprie decisioni.

Infine, la proposta verte sulla sostenibilità del roaming da parte degli operatori. Perché una strategia sia accettata dai soggetti cui è indirizzata e persegua concretamente il fine cui è preposta, occorre che essa sia condivisa e avvertita come giusta. Ciò non potrebbe accadere se l’abolizione delle tariffe internazionali comportasse vantaggi esclusivamente dei consumatori e non anche dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica. Per tale motivo la proposta di regolamento prefigura, per un verso, la riduzione dei prezzi che i diversi operatori si applicano vicendevolmente per l’utilizzo delle rispettive reti quando gli abbonati si muovono nell’Unione e, per altro verso, la copertura dei costi di fornitura attraverso una fissazione almeno equivalente dei massimali tra operatori.

In conclusione, può ritenersi che la proposta della Commissione, preso atto dell’interconnessione che caratterizza la società moderna, è finalizzata ad agevolare l’utilizzo delle tecnologie digitali in chiave antropocentrica, ossia ponendo come fulcro della sua azione i cittadini europei al cui servizio devono essere messe a disposizione le innovazioni tecnologiche.

Una prospettiva, questa, coerente con la volontà manifestata a più riprese dalle istituzioni europee di istituire un mercato unico digitale, inteso come dimensione digitale del mercato unico su cui si fonda l’Unione stessa, che renda le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dalla ricerca il valore aggiunto della vita quotidiana dei cittadini e delle imprese.

Il mercato unico delle comunicazioni mobili costituisce uno dei pilastri su cui si basa tale strategia, atteso il ruolo centrale che gli strumenti di telecomunicazione rivestono nella società contemporanea. Non vi è una reale trasformazione tecnologica – con conseguente transizione verso il digitale – se ai cittadini e alle imprese non viene offerta la possibilità di svolgere le proprie attività e di restare connessi«come a casa» in tutto il territorio dell’Unione europea.

image_pdfimage_print

facebooktwittergoogle_plusmailfacebooktwittergoogle_plusmail