La procedura d’infrazione come strumento di tutela dei valori fondamentali dell’Unione europea. Note a margine della sentenza della Corte di giustizia nella causa Commissione/Polonia


Il presente lavoro si concentra sul rapporto tra la procedura d’infrazione (art. 258 TFUE) e il meccanismo di cui all’art. 7 TUE all’esito della sentenza della Corte di giustizia dello scorso 24 giugno 2019 (causa C-619/18, Commissione c. Polonia). Sebbene la Commissione abbia avviato la procedura dell’art. 7, par. 1, TUE, infatti, la Polonia non ha rispettato le raccomandazioni rivolte dalla Commissione, riguardanti il difetto di indipendenza dei giudici, dovuta ad alcune recenti riforme che coinvolgono l’intero sistema giurisdizionale. La procedura d’infrazione avviata dalla Commissione nei confronti della Polonia riguardava nello specifico la recente riforma (2017/18), adottata dalla Polonia, che ha abbassato l’età di quiescenza dei magistrati della Corte suprema, provocando il collocamento a riposo anticipato di ben 27 giudici. La Commissione ha considerato questa legge in contrasto sia con l’art. 19 TUE, sia con l’art. 47 Carta dei diritti fondamentali, i quali stabiliscono i requisiti che debbono essere soddisfatti per rispettare il diritto ad una protezione giurisdizionale effettiva. Dopo una breve introduzione sulle ordinanze cautelari rese dalla Corte e sulle conclusioni dell’Avvocato generale nella presente causa, il lavoro si concentra sulla sentenza della Corte, la quale ha dichiarato l’inadempimento da parte della Polonia rispetto all’art. 19 TUE. Seguono alcune conclusioni, in particolare mettendo in evidenza la possibilità di ricorrere alla procedura d’infrazione (art. 258 TFUE) come strumento più efficace per proteggere i valori fondamentali in un periodo di crisi dello stato di diritto.

This paper focuses on the relationship between the infringement procedure (Art. 258 TFEU) and the mechanism set up by Art. 7 TEU after the judgment delivered by the Court of Justice on 24th June 2019 (case C-619/18, Commission/Poland). Even if Commission triggered the Article 7 procedure, in fact, Poland did not comply with the recommendations given by the Commission, focused on the lack of judicial independence due to some recent reforms involving the whole judiciary. The infringement procedure launched by the European Commission against Poland concerned the recent reform (2017-2018), adopted by Polish Parliament, which lowers the retirement age of judges of the Supreme Court, provoking the anticipate retirement of 27 judges. The Commission considered this law in contrast with both Article 19 TEU and Article 47 of the Charter of Fundamental Rights of the EU, which establish the requirements that have to be satisfied to comply with the right to an effective judicial protection. After a brief introduction concerning both the orders given by the Court before its final decision and the Opinion delivered by the Advocate General Tanchev, subsequently this paper focuses on the judgment given by the Court, which finally declares that Poland failed to fulfil its obligations under Article 19 TEU. Some concluding remarks follow, especially highlighting the possibility to use the infringement procedure (Art. 258 TFEU) as a powerful (and more efficient) tool to protect fundamental values in the ongoing rule of law crisis.

Per continuare a leggere v. Matteo Aranci – Commissione c. Polonia

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