Il cumulo di pene inflitte con sentenze emesse in diversi Stati membri dell’Unione europea: riflessioni alla luce della sentenza AV

La causa AV della Corte di Giustizia dell’Unione europea (causa C-221/19) riguarda l’interpretazione dell’obbligo delle autorità di uno Stato membro di presa in considerazione di sentenze pronunciate in altri Stati membri durante un nuovo processo penale, introdotto dalla decisione quadro 2008/675/GAI. In particolare, la Corte ha confermato che l’obbligo si applichi anche ai fini dell’emissione di una sentenza cumulativa, che comprende una condanna emessa in quello Stato membro e una pronuncia “straniera”, qualora quest’ultima sia stata riconosciuta ed eseguita, secondo le disposizioni della decisione quadro 2008/909/GAI sul trasferimento dei prigionieri. L’analisi della causa AV offerta nel presente contributo ha permesso di condurre una riflessione più ampia sul ruolo funzionale che l’obbligo in parola riveste nell’ambito della cooperazione giudiziaria in materia penale nell’UE. Infatti, esso contribuisce ad assicurare, da un lato, parità di trattamento ai cittadini dell’Unione che hanno esercitato la loro libertà di circolazione e, dall’altro, il rispetto dei principi di proporzionalità e di individualizzazione della pena e dello scopo rieducativo della sanzione penale.

Case AV of the Court of Justice of the European Union (Case C-221/19) deals with the interpretation of the obligation incumbent upon the authorities in a Member State to take into account sentences handed down in other Member States during a new criminal trial, as introduced by Framework Decision 2008/675/JHA. In particular, the Court confirmed that this obligation also applies when issuing a cumulative sentence, which includes a sentence handed down in that Member State and another one issued in another Member State, if the latter sentence has been recognized and executed, in accordance with the provisions of Framework Decision 2008/909/JHA on the transfer of prisoners. The analysis of the AVcase which is carried out in this article discusses in a broader sense the functional role that the obligation in question plays in the context of judicial cooperation in criminal matters in the EU. Indeed, it contributes to ensuring both equal treatment to Union citizens who have exercised their freedom of movement and compliance with the principles of proportionality and individualization of the penalty and the aim of offenders’ rehabilitation.

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