I migranti come “arma” tra iniziative di contrasto e obblighi di tutela dei diritti fondamentali. Riflessioni a margine della crisi ai confini orientali dell’UE

La vicenda occorsa nell’autunno 2021 ai confini orientali della UE presenta caratteri di drammaticità, per le sofferenze a cui sono state esposte alcune migliaia di persone giunte in Bielorussia con la speranza di fare ingresso nell’Unione europea, ma solleva anche rilevanti questioni giuridiche. L’Unione europea ha qualificato questo afflusso di migranti come una strumentalizzazione perpetrata dal governo bielorusso con finalità antidemocratiche tese a destabilizzare la UE, in un contesto generale di complesse relazioni bilaterali. In particolare, i migranti sono stati ritenuti l’“arma” di un attacco ibrido. La nozione di guerra ibrida, sempre più utilizzata nel linguaggio militare, costituisce tuttavia un concetto ancora piuttosto indefinito e dalle incerte ricadute giuridiche e la qualificazione dei fatti prodottosi alla frontiera orientale dell’UE, in tali termini, non può costituire automatico presupposto di legittimità e giustificazione per qualsiasi iniziativa di contrasto, soprattutto ove comporti una riduzione delle garanzie del diritto di asilo.

The event that took place in autumn 2021 on the eastern borders of the EU is dramatic in terms of the suffering endured by several thousand people who had come to Belarus in the hope of entering the European Union, but it also raises important legal questions. This influx of migrants has been labeled by the EU as “instrumentalisation of migrants” perpetrated by the Belarusian government with anti-democratic and destabilizing purposes, in a general context of complex bilateral relations. In particular, migrants were seen as the ‘weapon’ of a hybrid attack. The notion of hybrid warfare, which is increasingly used in military language, is however still a rather undefined concept with uncertain legal implications, and the qualification of the events that took place on the EU’s eastern border, in these terms, cannot be an automatic prerequisite of legitimacy and justification for any initiative of contrast, especially if it involves a reduction of the guarantees of the right to asylum.

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