Data retention directive: la recente censura della Corte di giustizia


Con la sentenza dell’8 aprile scorso, la Corte di Giustizia, in Grande Chambre, ha dichiarato l’invalidità ex tunc della direttiva 2006/24 (c.d. data retention directive) in rapporto alle esigenze di protezione del diritto al rispetto della vita privata e del diritto alla protezione dei dati personali, di cui agli articoli 7 ed 8 della Carta dei diritti fondamentali.

Tale pronuncia è stata resa nell’ambito di due rinvii pregiudiziali (cause riunite C-293/12 e C-594/12) sollevati dall’Alta Corte irlandese e dalla Corte Costituzionale austriaca nel corso di giudizi di costituzionalità sulla normativa interna di attuazione della direttiva 2006/24.

Secondo la Corte di Giustizia, la data retention directive realizza “a wide-ranging and particularly serious interference” nei riguardi dei diritti sanciti agli articoli 7 e 8 della Carta, poiché prevede l’obbligo, in capo agli operatori dei servizi di telecomunicazione, di conservare e di garantire alle autorità nazionali l’accesso ad una serie di dati personali, che possono fornire indicazioni molto precise sulla vita dei soggetti riguardati dalla raccolta degli stessi.

A giudizio della Corte, tale interferenza nell’esercizio dei diritti fondamentali non supera il vaglio dell’esame di proporzionalità condotto alla luce dell’articolo 52 della Carta. Difatti, l’ingerenza che la direttiva comporta, per effetto dell’obbligo di conservazione dei dati personali da essa imposto, non è delimitata, in modo chiaro e preciso, a quanto strettamente necessario tramite garanzie sufficienti ad disciplinare l’accesso ai dati raccolti e conservati ed il loro impiego. L’ingerenza si risolve, pertanto, nella possibilità di conservare e fare uso dei dati personali in modo discrezionale e sproporzionato rispetto alla finalità di sicurezza pubblica perseguita dall’obbligo di conservazione dei dati stessi.

Ne consegue che “by adopting Directive 2006/24, the EU legislature has exceeded the limits imposed by compliance with the principle of proportionality in the light of Articles 7, 8 and 52(1) of the Charter”.

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