Brexit “no deal” e diritto antitrust: la Commissione europea pubblica alcuni chiarimenti


Pubblichiamo nel seguito il testo della comunicazione della Commissione europea avente ad oggetto le conseguenze, sull’applicazione del diritto della concorrenza dell’Unione europea, derivanti dal recesso del Regno Unito dall’Unione europea in mancanza un accordo di recesso: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/eu-competition-law_en.pdf.

Il testo, pubblicato lo scorso 25 marzo, si compone di due sezioni.

La prima riguarda l’impatto che una Brexit “no deal” avrebbe sull’applicazione degli articoli 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE), nonché del Regolamento (CE) n. 1/2003, del Regolamento (CE) n. 774/2004 e di tutta la normativa di settore relativa all’enforcement della normativa dell’Unione europea relativa al divieto di intese anticoncorrenziali e abusi di posizione dominante.

A tale proposito, la Commissione chiarisce che, in virtù del principio di indifferenza territoriale che caratterizza il diritto antitrust (enunciato dalla Corte di giustizia nel caso Beguelin Import), anche a seguito del recesso del Regno Unito dall’Unione europea l’applicazione delle summenzionate disposizioni nei confronti di imprese con sede in Regno Unito non sarà impedita ogniqualvolta gli accordi o abusi producano effetti nel mercato unico dell’Unione europea.

Inoltre, pur perdendo il potere di condurre ispezioni ai sensi dell’art. 20 del Regolamento (CE) n. 1/2003 (c.d. dawn raids) nei confronti di società britanniche, la Commissione chiarisce che manterrà il potere di richiedere informazioni ai sensi dell’art. 18 del medesimo Regolamento.

La seconda sezione della comunicazione riguarda, invece, il regime del controllo delle concentrazioni di cui al Regolamento (CE) n. 139/2004 e al Regolamento di esecuzione (CE) n. 802/2004.

La Commissione, pur premettendo che un eventuale “no deal” non è ostativo all’applicazione di tali norme a imprese con sede in Regno Unito in presenza di concentrazioni di rilevanza “comunitaria”, affronta alcune problematiche determinate da tale scenario, tra cui:

(a) i criteri per l’individuazione della data di riferimento per stabilire la giurisdizione dell’Unione europea nella valutazione delle concentrazioni;
(b) l’impatto di Brexit sulla possibilità di effettuare, da un lato, la comunicazione alla Commissione europea ai sensi dell’art. 4, par. 5, del Regolamento (CE) n. 139/2004 e, dall’altro, il rinvio previsto dall’art. 22 del medesimo Regolamento;
(c) la necessità di tenere in considerazione l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea nell’ambito della valutazione delle concentrazioni sottoposte all’attenzione della Commissione
(d) la validità ratione temporis delle decisioni adottate della Commissione europea ai sensi del Regolamento (CE) n. 139/2004.

In conclusione, se il testo della comunicazione può costituire un’utile guida per l’individuazione delle tematiche di maggior rilievo poste da Brexit rispetto al diritto antitrust, è pur vero che la Commissione europea, limitandosi a valutare un “no deal scenario” e a catalogare le questioni di maggior rilievo, non ha fatto che scalfire i notevoli interrogativi che già erano stati posti su questa Rivista e che, a distanza di quasi due anni, ancora non hanno trovato risposta.

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