Al via la Conferenza sul futuro dell’Europa


Questo contributo si sarebbe potuto titolare “Tanto tuonò che piovve”.

Il 9 maggio, dopo una interminabile serie di annunci e rinvii è stata finalmente inaugurata la Conferenza sul futuro dell’Europa.

In realtà parlare di prima seduta dell’Assemblea appare giuridicamente difficile. Possiamo al massimo sostenere che la riunione è stata annunciata, considerato che la composizione del plenum, decisa dopo diverse esitazioni solo la mattina stessa dell’inaugurazione, stenta ancora a prendere forma.

Infatti, al netto dei Ministri per gli affari europei dei diversi Paesi, ai quali è stato trasmesso il link di partecipazione solo pochi giorni prima dell’Assise, i membri governativi e parlamentari (rispettivamente 2 e 4 per ogni Paese) sono ben lungi dall’essere stati identificati.

Al contrario la piattaforma in 24 lingue, destinata a ricevere i contributi di singoli cittadini, associazioni, movimenti, università, centri studi e società civile in genere, è già regolarmente partita il 19 aprile, registrando 2.400 adesioni fin dal primo giorno.

Questa necessaria premessa pare costituire il fil rouge dell’ “operazione Conferenza”, fortemente voluta dal Presidente Macron e destinata fondamentalmente a ricevere contributi su diverse materie (cambiamenti climatici e ambiente; salute; un’economia più forte ed equa; giustizia sociale e occupazione; l’UE nel mondo; valori e diritti, Stato di diritto, sicurezza; trasformazione digitale; democrazia europea; migrazione; istruzione, cultura, giovani e sport; a cui va ad aggiungersi la cosiddetta “casella aperta” destinata a temi trasversali “altre idee”).

Anteporre infatti lo strumento piattaforma alla costituzione dell’Assemblea plenaria e addirittura alla determinazione qualitativa e quantitativa della stessa, rivela come il fulcro dell’esercizio sia costituito dalla consultazione pubblica.

L’Assise di Bruxelles viene infatti individuata quale organo di ricezione dei risultati della piattaforma e in tal senso appare piuttosto depotenziata rispetto all’antenata “Convenzione europea”, svoltasi nei primi anni 2000.

La stessa previsione di itineranti sessioni, dedicate a dialoghi su temi specifici, da svolgersi nei diversi Paesi dell’Unione fra eurocittadini sorteggiati, conferma l’impostazione.

È inoltre opportuno considerare come il clima nel quale si svolge la Conferenza appare considerevolmente differente rispetto ai giorni del suo primo annuncio, avvenuto oltre un anno fa.

L’Europa oggi infatti, fresca orfana del Regno Unito, a seguito della Brexit, è caratterizzata da una posizione tedesca piuttosto defilata e da un iperpresenzialismo francese.

Infatti, mentre in terra germanica ci si dedica maggiormente alle questioni interne, preparandosi a gestire il traumatico distacco dal ventennio a guida Merkel, in Francia è iniziata la corsa del Presidente Macron verso la possibile riconferma, prevista per il primo semestre 2022, nel quale la Francia sarà tra l’altro chiamata a presiedere il Consiglio dell’Unione.

Non è un caso al riguardo, che proprio in quel semestre è previsto il termine della Conferenza.

Una tale scadenza ha incoraggiato diversi giuristi ad ironizzare sulla peculiarità di un’Assise della quale non si conosceva l’inizio ma era chiarissimo fin da subito il termine. Ad oggi dunque abbiamo un’Assemblea indeterminata, un programma piuttosto incerto, la mancanza di posizioni nazionali definite, una piattaforma pronta a recepire multiformi idee e contributi ma in compenso la linea del traguardo già precisamente determinata, in ossequio a chi questa Conferenza l’ha fortemente voluta.

In questo confuso quadro generale l’Italia ha inaugurato il 2021 con un nuovo governo, presieduto da Mario Draghi, figura di spicco internazionale unanimemente riconosciuta, che può tra l’altro contare su un’amplissima, seppur variegata e colorata maggioranza parlamentare.

L’avvio dei lavori della Conferenza, della quale ad oggi si ignora ancora il preciso calendario, avviene inoltre pochi giorni dopo la consegna dei PNRR nazionali da parte dei maggiori Paesi dell’Unione.

Appare evidente che lo scenario generale non potrà non condizionare la discussione, pur segnalando che ancora oggi si fatica ad individuare gli obiettivi reali di questa ambiziosa Assise in via di definizione.

Infatti è opportuno ricordare come, già nella scelta della governance, non si sia riuscito a trovare una sintesi e dunque la presidenza tripartita del plenum fra le istituzioni più importanti dell’Unione risulta evidentemente un compromesso al ribasso.

Con più stretto riferimento alle concrete attese è importante evidenziare come, alle aspettative di diversi movimenti, che auspicano un importante intervento sui trattati, affiancate in questo sforzo dal Parlamento europeo faccia da contraltare un atteggiamento molto più prudente dei governi nazionali, i quali, nel dichiararsi disponibili a discutere sulle politiche, si dimostrano molto più cauti nel parlare di assetto dei poteri. Detto ciò è lecito aspettarsi che all’interno del dibattito, animato dalla piattaforma, si utilizzeranno tutti i varchi possibili per trasportare la discussione sul tema delle riforme. Fra gliescamotage individuati oltre alla già citata casella “altre idee” si è iniziato a lavorare sulla porzione di piattaforma destinata al dibattito sulla democrazia europea, considerando l’equilibrio fra organi e poteri un importante aspetto della stessa.

La generale tendenza si conferma anche nel “laboratorio Italia”, dove i primi documenti approvati dal Parlamento nazionale e dal CNEL appaiono decisamente più aperti verso le riforme rispetto a quanto fino ad ora trapelato dal fronte governativo.

La sponda dei movimenti si presenta, seppur in maniera variegata, ancor più coraggiosamente esposta verso un vero e proprio “assalto ai trattati”, considerata soprattutto la delusione maturata dopo la Convenzione europea, che pur costituendo ancora ad oggi la più florida “banca delle idee” mai prodotta dall’Unione generò l’inadeguato Trattato di Lisbona.

Al riguardo è opportuno ricordare la frase di Giuliano Amato, Vice Presidente di quell’Assise, che ebbe a dire “ho iniziato a lavorare sognando una Costituzione e mi sono svegliato dinnanzi ad un Trattato”.

In conclusione possiamo ritenere che la Conferenza sul futuro si vada ad affiancare al Next Generation EU e al QFP 2021-2027 nell’elenco delle sfide aperte per i Paesi dell’Unione. Sulla capacità di vincere queste importanti scommesse si gioca oggi il futuro di quella straordinaria intuizione che, se nel 1957 esisteva solo nella mente di pochi coraggiosi visionari, oggi appare l’unica strada percorribile per non ridurre gli Stati europei a colonie di grandi potenze straniere.

image_pdfimage_print

facebooktwittergoogle_plusmailfacebooktwittergoogle_plusmail